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Antonio Lonza (Trieste 1846 - 1918)


Iniziò a frequentare nel 1867 i corsi di M. Grigoletti e di P. Molmenti all’Accademia di Venezia, per poi passare a Firenze, dove si accostò alla pittura romantica di storia alla maniera di P. Delaroche (Lorenzo de' Medici morente viene esortato dal Savonarola a dare la libertà ai fiorentini, 1873 Trieste, Museo Revoltella). Nel 1873 con una borsa di studio del comune di Trieste si recò a Roma assieme a E. Scompanni, e da quel soggiorno riportò una forte attrazione per il vivace colorismo di M. Fortuny, che lo spinse verso la pittura aneddotica di gusto settecentesco (Giuseppe Parini, Trieste, Museo Revoltella; Ancora un bacio, esposto a Trieste nel 1890), genere di successo soprattutto all’estero (I giocolieri, premiato al Salon di Parigi del 1882). Si dedicò anche all’arte sacra (Ecce Homo, Trieste, chiesa di San Vincenzo de’ Paoli; Il Nazareno, esposto a Torino nel 1884) e alla decorazione a fresco di alcuni palazzi triestini (Palazzi Artelli e Morpurgo). Dal primo decennio del Novecento fu ritrattista ricercato dall’alta borghesia della città (Giuseppe Parisi, coll. privata, Ernesto Becher, Trieste, coll. Lloyd Adriatico). Fu a lungo presidente del Circolo Artistico Triestino ed espose a Milano (1885, Le fioraie), a Roma (1903, Processione nel bosco), a Trieste (1903, I burattini; 1904, Ultimi raggi) e a Capodistria (1910, Redemptio).
 


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