ESPOSIZIONE:

21 - 24 MAGGIO
10-13; 15.30-18.30 (SABATO E DOMENICA INCLUSI).



ASTE:

1) 26 MAGGIO LOTTI (1 - 73) - ORE 14:00
2) 26 MAGGIO LOTTI (74 - 144) - ORE 17:00

 

NEMICA DEL TEMPO E DELLA MORTE

E' difficile parlare di ceramica come medium artistico d'eccellenza senza fare i conti con il suo collezionismo contemporaneo, ormai vasto e spesso con più competenze che in altri settori. Appare ormai certo che i collezionisti in generale sono stati più rapidi, determinati e sensibili degli storici dell'arte nel riconoscere la sua centralità in alcuni tra gli esiti più alti dell'arte del novecento, in specie in Italia. Persino un personaggio come Roberto Longhi, a cui tutto può venir rimproverato fuorchè la compiacenza con la scarsità di talento, si accorse che la ceramica era un terreno grandioso di cimento entrando in contatto con l'opera di Leoncillo, realizzata esclusivamente in quel materiale. Fu in quella plastica che vide “il solo fatto aperto della giovane scultura italiana” (1949). E fu dunque osservandone i lavori in alcune importanti collezioni romane e in riviste quali Domus e su suggerimento di Ponti, che affrancò l'intera ceramica dai “remoti borghi centroitaliani” in cui probabilmente lui stesso l'aveva sino a quel momento reclusa. E' grazie a un collezionismo colto e ambizioso che le opere in ceramica di Fontana e Melotti hanno forzato i sorvegliati confini delle arti cosiddette “minori”: confini controllati da una vasta armata di “doganieri”, al contrario di Longhi non proprio memorabili, tuttavia ausiliati da una tradizione pluricentenaria che trattava l'arte come un casellario giudiziario. Poco importava che i capolavori assoluti di alcune grandi civiltà, non ultima quella etrusca, fossero spesso stati realizzati in ceramica, in terracotta dipinta, in terra comunque esaltata dal fuoco, o magari dal sole come nelle grandi pianure mesopotamiche. E' meno paradossale di quanto sembri che persino i falsari, almeno quelli più sofisticati come Alceo Dossena, realizzarono in ceramica il loro capolavoro, come nella sua Diana cacciatrice appioppata al St Louis Museum, e lì incredibilmente ancora dibattuta.

 

Solo scorrendo questo catalogo di opere esclusivamente in ceramica, diventano chiare due latenze: la prima, in fondo ovvia, che la ceramica non permette scorciatoie e misura ogni opera con il lavoro concreto necessario per realizzarla, persino quando riguarda artisti con interessi concettuali come Mondino o autentici funamboli di ogni linguaggio e di ogni tecnica come Gio Ponti. La seconda, che merita qualche ulteriore approfondimento, ci suggerisce che non abbiamo a che fare semplicemente con una tecnica, bensì anche con un linguaggio, nel senso che non richiede solo un approfondimento di competenze fisico-chimiche, di conoscenza di proprietà specifiche, ma pure una riflessione sulla sua praticabilità storica, sulla capacità di comunicare ancora, e ai massimi livelli, con il mondo. Non dimentichiamoci che viviamo in una fase ormai lunga in cui il linguaggio par excellence dell'arte, la pittura, è stato decretato “fuori moda” non solo da qualche teorico ma soprattutto da numerosi artisti che con esso si sono magari formati. Che il suo vero assassino sia stato Duchamp o che si tratti di un “delitto tribale”, come quell'”omicidio del padre” che per Freud avrebbe riguardato l'intera comunità umana ai suoi primordi, qui ha poca importanza. E' invece importante chiarire che vari artisti di primo piano, interessati alla ceramica, siano tra i complici contemporanei di quell'omicidio, tuttavia ritenendola più della pittura tout court capace di comunicare con un mondo in fantasmagorica mutazione. Melotti e Fontana, assidui della ceramica, sono in Italia gli antesignani di un certo sospetto nei confronti della pittura (e per certi versi anche della scultura). Leoncillo voleva polemicamente che lo si ritenesse un “ceramista” non solo perchè tutte le sue sculture, dopo una brevissima fase giovanile, sono in tale materiale. Nel lavoro di Aldo Mondino i lavori in ceramica (o piuttosto “con ceramica”) sono tra i suoi esiti più forti. Tutte le loro opere in questo catalogo non sono mai qualcosa “come ce lo si sarebbe aspettato”, ma marcano sempre uno scarto, una dose di originalità e a volte di maggiore energia creativa. Tutto ciò vale anche per celebrati pittori che pur si sono dedicati alla ceramica, come Matta, Crippa, Scanavino. Qui si vede con chiarezza che non sono il risultato di una pausa di rilassamento, ma semmai del contrario: un'approfondita concentrazione sulla specificità del cimento. Per artisti come Melandri e Zauli e per gli altri protagonisti del rinnovamento della ceramica italiana, qui presenti in forze, essa è mezzo di coerenza stilistica, garanzia di una permanente comunicazione con il mondo e di un'ulteriore permanenza: quella di un concetto scomodo come “bellezza”, se c'è concesso usare il termine senza le tiritere da pompieri in ritardo o da vecchi bacchettoni che in genere si accompagnano al suo utilizzo. In tal caso bellezza di una materia che sa resistere al tempo e alla storia, che dai frammenti millenari sopravvissuti a cataclismi di tutti i tipi, storici e naturali, si trasmette carica di energia nelle opere contemporanee.

Certo “la ceramica è fragile”, ci dicono alcuni storici dell'arte e gli addetti alle polizze assicurative; talmente fragile, aggiungiamo parafrasando Malraux, che una statuina in terracotta sopravvissuta ai millenni umilia il tempo e la morte.

Enrico Mascelloni



REFERENTI
Responsabile:
Luigi Bosa
luigi.bosa@capitoliumart.it

Junior Specialist:
Marta Plebani
marta.plebani@capitoliumart.it
Vai al catalogo

Scarica il catalogo

Salva in agenda 2021-05-26 14:00:00 2021-05-26 17:00:00 Europe/London ASTA 324 - FICTILIADORABILIS - CERAMICHE (tradizionale) <p>1) 26 MAGGIO LOTTI (1 - 73) - ORE 14:00 2) 26 MAGGIO LOTTI (74 - 144) - ORE 17:00</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>NEMICA DEL TEMPO E DELLA MORTE</strong></p> <p>E&#39; difficile parlare di ceramica come medium artistico d&#39;eccellenza senza fare i conti con il suo collezionismo contemporaneo, ormai vasto e spesso con pi&ugrave; competenze che in altri settori. Appare ormai certo che i collezionisti in generale sono stati pi&ugrave; rapidi, determinati e sensibili degli storici dell&#39;arte nel riconoscere la sua centralit&agrave; in alcuni tra gli esiti pi&ugrave; alti dell&#39;arte del novecento, in specie in Italia. Persino un personaggio come Roberto Longhi, a cui tutto pu&ograve; venir rimproverato fuorch&egrave; la compiacenza con la scarsit&agrave; di talento, si accorse che la ceramica era un terreno grandioso di cimento entrando in contatto con l&#39;opera di Leoncillo, realizzata esclusivamente in quel materiale. Fu in quella plastica che vide &ldquo;il solo fatto aperto della giovane scultura italiana&rdquo; (1949). E fu dunque osservandone i lavori in alcune importanti collezioni romane e in riviste quali Domus e su suggerimento di Ponti, che affranc&ograve; l&#39;intera ceramica dai &ldquo;remoti borghi centroitaliani&rdquo; in cui probabilmente lui stesso l&#39;aveva sino a quel momento reclusa. E&#39; grazie a un collezionismo colto e ambizioso che le opere in ceramica di Fontana e Melotti hanno forzato i sorvegliati confini delle arti cosiddette &ldquo;minori&rdquo;: confini controllati da una vasta armata di &ldquo;doganieri&rdquo;, al contrario di Longhi non proprio memorabili, tuttavia ausiliati da una tradizione pluricentenaria che trattava l&#39;arte come un casellario giudiziario. Poco importava che i capolavori assoluti di alcune grandi civilt&agrave;, non ultima quella etrusca, fossero spesso stati realizzati in ceramica, in terracotta dipinta, in terra comunque esaltata dal fuoco, o magari dal sole come nelle grandi pianure mesopotamiche. E&#39; meno paradossale di quanto sembri che persino i falsari, almeno quelli pi&ugrave; sofisticati come Alceo Dossena, realizzarono in ceramica il loro capolavoro, come nella sua <em>Diana cacciatrice</em> appioppata al St Louis Museum, e l&igrave; incredibilmente ancora dibattuta.</p> <p>&nbsp;</p> <p>Solo scorrendo questo catalogo di opere esclusivamente in ceramica, diventano chiare due latenze: la prima, in fondo ovvia, che la ceramica non permette scorciatoie e misura ogni opera con il lavoro concreto necessario per realizzarla, persino quando riguarda artisti con interessi concettuali come Mondino o autentici funamboli di ogni linguaggio e di ogni tecnica come Gio Ponti. La seconda, che merita qualche ulteriore approfondimento, ci suggerisce che non abbiamo a che fare semplicemente con una tecnica, bens&igrave; anche con un linguaggio, nel senso che non richiede solo un approfondimento di competenze fisico-chimiche, di conoscenza di propriet&agrave; specifiche, ma pure una riflessione sulla sua praticabilit&agrave; storica, sulla capacit&agrave; di comunicare ancora, e ai massimi livelli, con il mondo. Non dimentichiamoci che viviamo in una fase ormai lunga in cui il linguaggio <em>par excellence</em> dell&#39;arte, la pittura, &egrave; stato decretato &ldquo;fuori moda&rdquo; non solo da qualche teorico ma soprattutto da numerosi artisti che con esso si sono magari formati. Che il suo vero assassino sia stato Duchamp o che si tratti di un &ldquo;delitto tribale&rdquo;, come quell&#39;&rdquo;omicidio del padre&rdquo; che per Freud avrebbe riguardato l&#39;intera comunit&agrave; umana ai suoi primordi, qui ha poca importanza. E&#39; invece importante chiarire che vari artisti di primo piano, interessati alla ceramica, siano tra i complici contemporanei di quell&#39;omicidio, tuttavia ritenendola pi&ugrave; della pittura tout court capace di comunicare con un mondo in fantasmagorica mutazione. Melotti e Fontana, assidui della ceramica, sono in Italia gli antesignani di un certo sospetto nei confronti della pittura (e per certi versi anche della scultura). Leoncillo voleva polemicamente che lo si ritenesse un &ldquo;ceramista&rdquo; non solo perch&egrave; tutte le sue sculture, dopo una brevissima fase giovanile, sono in tale materiale. Nel lavoro di Aldo Mondino i lavori in ceramica (o piuttosto &ldquo;con ceramica&rdquo;) sono tra i suoi esiti pi&ugrave; forti. Tutte le loro opere in questo catalogo non sono mai qualcosa &ldquo;come ce lo si sarebbe aspettato&rdquo;, ma marcano sempre uno scarto, una dose di originalit&agrave; e a volte di maggiore energia creativa. Tutto ci&ograve; vale anche per celebrati pittori che pur si sono dedicati alla ceramica, come Matta, Crippa, Scanavino. Qui si vede con chiarezza che non sono il risultato di una pausa di rilassamento, ma semmai del contrario: un&#39;approfondita concentrazione sulla specificit&agrave; del cimento. Per artisti come Melandri e Zauli e per gli altri protagonisti del rinnovamento della ceramica italiana, qui presenti in forze, essa &egrave; mezzo di coerenza stilistica, garanzia di una permanente comunicazione con il mondo e di un&#39;ulteriore permanenza: quella di un concetto scomodo come &ldquo;bellezza&rdquo;, se c&#39;&egrave; concesso usare il termine senza le tiritere da pompieri in ritardo o da vecchi bacchettoni che in genere si accompagnano al suo utilizzo. In tal caso bellezza di una materia che sa resistere al tempo e alla storia, che dai frammenti millenari sopravvissuti a cataclismi di tutti i tipi, storici e naturali, si trasmette carica di energia nelle opere contemporanee.</p> <p>Certo &ldquo;la ceramica &egrave; fragile&rdquo;, ci dicono alcuni storici dell&#39;arte e gli addetti alle polizze assicurative; talmente fragile, aggiungiamo parafrasando Malraux, che una statuina in terracotta sopravvissuta ai millenni umilia il tempo e la morte.</p> <p><em>Enrico Mascelloni</em></p> Galleria Capitoliumcontemporanea, Via Carlo Cattaneo, 55, Brescia, BS Casa d'aste Capitoliumart info@capitoliumart.it